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Presidio ATAF a Firenze

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L'ATAF È NOSTRA
PER UN TRASPORTO PUBBLICO PER TUTTE/I
SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI ATAF
Sabato 15 febbraio 2014
ore 10.30 - 12.30
appuntamento in piazza San Marco (lato chiesa)
per un presidio/volantinaggio a sostegno della lotta dei lavoratori ATAF

  • contro la repressione che li sta colpendo
  • per ringraziarli della loro lotta che è la stessa di chi usa il mezzo pubblico
  • per ribadire che il trasporto pubblico è un diritto sociale, che non può essere garantito dalla logica del profitto aziendale
  • contro l'assurdo spreco di denaro pubblico in opere inutili e dannose, intrise di corruzione ed irregolarità, come i tunnel TAV, contro la logica del project financing (come nel caso delle tranvie, degli inceneritori, degli ospedali)
  • per destinare le risorse disponibili alle reali necessità del trasporto pubblico

Durante il presidio verrà effettuato, alle fermate tra piazza San Marco e la stazione Santa Maria Novella, un volantinaggio per sensibilizzare gli utenti dei bus e della tranvia.

Comitato contro la privatizzazione dell'ATAF
Comitato no tunnel TAV

APPELLO PER LA “CARTA DELLA MOBILITA’ SOSTENIBILE DI MONTAGNA”

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Per il 21 e il 22 febbraio l’Assemblea Veneta 30N, costituita da associazioni e comitati che lottano in difesa dei beni comuni, ha promosso una 2 giorni di mobilitazioni territoriali a favore di una mobilità sostenibile e contro le grandi opere inutili e dannose.
A Belluno, abbiamo deciso di aderire all’iniziativa organizzando per sabato 22 febbraio dalle ore 14 un presidio/assemblea presso il piazzale della Stazione.

Un momento nel quale ritrovarci insieme per denunciare l’elevato costo ed il pessimo stato in cui si trova il trasporto pubblico nel nostro territorio. Un incontro con l’intento di far nascere un’assemblea permanente che abbia la volontà di costruire un percorso costituente che rivendichi il diritto di accesso ad una mobilità sostenibile e di qualità in un territorio dalle caratteristiche e necessità particolari come il nostro.
Ci troviamo, infatti, in una situazione non più tollerabile. La chiusura delle stazioni, treni vecchi e senza manutenzione, un orario che di cadenzato ha solo i difetti, i ritardi e le corse soppresse, sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano l’attuale qualità del trasporto ferroviario in questa provincia. Non va tanto meglio sul versante del trasporto pubblico su gomma, tra un progressivo taglio del numero delle corse nessuna integrazione con la ferrovia e l’eliminazione del Unico Studenti che ha comportato un pesante aumento di spesa per le famiglie.

Purtroppo, alla scarsa qualità dei servizi, si aggiunge anche un significativo deficit strutturale. Fino a questo momento si è perso tempo e denaro pubblico inseguendo l’inutile e dannoso progetto del prolungamento dell’A27, basato su quel modello del project financing di cui stiamo vedendo gli effetti proprio in questi giorni: una privatizzazione dei profitti che avviene attraverso una socializzazione dei costi scaricata sui pendolari con l’aumento progressivo delle tariffe come nel caso dei pedaggi autostradali.
Invece, le priorità per il nostro territorio sono altre, a partire dalla necessità di migliorare la fluidità degli spostamenti all’interno e tra le vallate. Oggi, ad esempio, non avremmo più le code a Longarone se, al prolungamento dell’autostrada, si fosse preferito puntare sulla realizzazione delle circonvallazione che era già stata finanziata in parte.

Per lo stesso principio, il collegamento dei territori di prossimità deve essere perseguito anche attraverso il prolungamento della rete ferroviaria, da Feltre verso la Valsugana e da Calalzo a Dobbiaco a chiudere l’anello delle Dolomiti.
Non grandi opere, ma opere grandi che servono a costruire relazioni tra i territori dell’area dolomitica, migliorandone l’accesso, con conseguenti e importanti risvolti anche sul piano turistico. Perché la mobilità di montagna non può che essere a “vocazione turistica”, pensata e organizzata per valorizzare e non distruggere le bellezze di un patrimonio unico al mondo come il nostro territorio. Per questo vorremmo una maggiore attenzione anche allo sviluppo delle reti ciclabili, essendo il ciclo-turismo uno dei settori dove la domanda è in forte e continua crescita, con importanti ricadute economiche per i territori.

Su queste premesse invitiamo tutti i cittadini, le realtà, le associazioni, i movimenti e i gruppi del nostro territorio che le condividono, a partecipare al presidio/assemblea del 22 febbraio ore 14, per iniziare a scrivere insieme, andando oltre alle proprie specificità e attraverso le mobilitazioni sociali, una “CARTA DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE DI MONTAGNA”.

Promuovono: Comitato Acqua Bene Comune, Per Altre Strade, Bellunopiu.it, Rete degli Studenti Medi, Gruppo Natura Lentiai, Magazzini Prensili

DENUNCIA ANSF - SICUREZZA UTENTI FERROVIE REGIONALI

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Spett.ANSF
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pc.Procura della Repubblica di Roma
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Roma 3/02/2014

Oggetto: Sicurezza ferroviaria dei treni regionali

 Questa Associazione è venuta a conoscenza della prescrizione di esercizio (Peif 38) emanata da Trenitalia il 24.12.2013 al fine di recepire la Vs raccomandazione prot. ANSF 00530/13 del 23.01.2013 in materia di istruzioni per il personale di accompagnamento, atta a gestire i casi imprevedibili di sovraffollamento.

Pur giudicando negativamente che alle Imprese è stata concessa totale discrezionalità sui tempi di recepimento della stessa (circa un anno), appare evidente che la suddetta prescrizione di esercizio non tenti nemmeno di affrontare le problematiche evidenziate dall’Agenzia.

Premesso che, contrariamente a quanto indicato nella Vs nota in cui si parla di uno “squilibrio tra la domanda di trasporto e la relativa offerta”, la Peif 38 afferma invece che “i treni per trasporto viaggiatori vengono programmati con composizioni di veicoli passeggeri di tipologia e quantità idonee alla frequentazione prevista”, dando ad intendere che il sovraffollamento dei treni sarebbe sempre, per Trenitalia, un evento imprevedibile, ci sembra importante segnalarVi quanto segue:


il sovraffollamento dei treni regionali nelle grandi città è un fatto quotidiano, assodato e risaputo dalla stessa società Trenitalia; tale consapevolezza, così come riportato dal quotidiano Metro del 15.02.2013, ha portato l’AD Mauro Moretti a dichiarare, ad esempio, che “a Roma serve raddoppiare il numero dei treni nell’ora di punta e un servizio ad altissima frequenza per l’area metropolitana da Civitavecchia a Nettuno”.

Considerando quali bacini di utenza hanno città come Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, ecc., si comprende come la realtà quotidiana sia invece prevista e prevedibile per tutte queste città ed il problema del sovraffollamento la sola conseguenza di scelte economiche aziendali.

Tali scelte continuano a produrre, quotidianamente, grave pregiudizio per la sicurezza dell’esercizio e in materia di ordine pubblico, contravvenendo dolosamente a quanto dispone il DPR 11.07.1980, n.753 con gli articoli 6, 7 e 12.

Nella prescrizione su citata, non si evince, come da Voi espressamente richiesto, alcuna misura indicata come “particolare azione mitigativa dei rischi” e le uniche cose che il personale chiamato ad operare dovrebbe fare sarebbero quelle di telefonare alla propria sala operativa (che dovrebbe già conoscere quale siano le affluenze nelle ore di punta e la composizione dei treni da loro disposta) e quella di informare i passeggeri in piedi di non occupare le aree non ammesse dalla EN 15663, dimenticando che nonostante ciò resterebbe comunque il problema per il personale preposto alla sicurezza di muoversi all’interno dei veicoli ed il dover rispettare i parametri di carico massimo dei rotabili.

La stessa Peif non considera minimamente il fatto che il capotreno possa essere impossibilitato alla stessa verifica della presenza di viaggiatori nelle aree vietate per il semplice fatto che, proprio a causa della troppa affluenza, non può più muoversi una volta salito a bordo.

Questa Associazione deve quindi anche registrare e lamentare con forza la mancanza di assistenza a bordo nei casi suindicati, essendo i treni regionali affidati quasi esclusivamente al solo capotreno, nonostante quanto prescritto dal punto 4.28 dell’allegato B del Decreto ANSF 4/2012, in cui si comprende assai bene che il tipo di servizio da svolgere determina anche il numero degli agenti di accompagnamento al fine di gestire la sicurezza di utenti, clienti e lavoratori.

Si consideri infatti che la gestioni di suddette situazioni di sovraffollamento, dove il numero dei viaggiatori va dagli oltre 500-600 sui convogli denominati TAF agli oltre 1000-1500 sui treni con materiale navetta e doppio piano, è affidata in genere al solo capotreno, fatto che determina l’impossibilità di conferire con lo stesso per la quasi totalità dei viaggiatori e rende difficili se non impossibili i suoi interventi a tutela della pubblica incolumità, di cui è a garanzia.

Informando che questa segnalazione viene fatta ai sensi dell’art.3 del Reg. 352/2009/CE, si chiede pertanto a codesta Agenzia di intervenire con urgenza con le necessarie contromisure al fine di sanare le criticità su esposte.

Si resta in attesa di un cortese riscontro alla presente.

Domenico Gattuso (Referente CIUFER)

Denuncia per reati contro utenti Treno FR8

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Ennesimo scempio ai danni della ferrovia Jonica

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Con la presente lettera aperta, a nome del Comitato Italiano Utenti Ferrovie Regionali, e l'Associazione Ferrovie in Calabria che rappresento assieme a quattro soci fondatori, ma soprattutto assieme a decine di simpatizzanti che seguono il nostro movimento da tutta la regione (e non solo), vorrei segnalare un ennesimo scempio, che a breve sarà perpetrato ai danni della nostra ferrovia Jonica.

Dopo l’autentico scandalo dell’InterCity Reggio Calabria – Taranto (anomalia vergognosamente non ancora risolta, nonostante le nostre segnalazioni anche a livello nazionale), effettuato con una “littorina” ALn668 risalente a 40 anni fa, e non con le vetture adeguate al servizio, una nuova “dannazione” sta per abbattersi, questa volta sull’infrastruttura della linea ferroviaria Reggio Calabria – Metaponto – Taranto.

Entro dicembre 2014, infatti, secondo programmi di gestione di Rete Ferroviaria Italiana, circa dieci stazioni (con rischio di estensione che potrebbe sfiorare 20 impianti!), verranno declassate a “fermate”. Tecnicamente, tale declassamento consiste nella soppressione dei binari di precedenza ed incrocio e relativi apparati di segnalamento, che normalmente caratterizzano le stazioni ferroviarie, e che permettono di effettuare manovre dei convogli ferroviari, ed in particolare incroci tra treni marcianti in senso opposto, e precedenze, per esempio tra un treno più veloce che “supera” uno più lento. La riduzione del numero di stazioni, e relativa trasformazione in fermate su linee ferroviarie a doppio binario (a maggior ragione se elettrificate e percorribili a velocità medio/alte), non provoca eccessive ripercussioni sul traffico ferroviario potenziale: lo stesso discorso, chiaramente, non vale per quelle a binario unico, come appunto la nostra Jonica.

Piazzale dei binari di Crotone in corso di smantellamento

Piazzale dei binari di Crotone in corso di smantellamento

Le stazioni che subiranno il definitivo taglio e che rimarranno a singolo binario, saranno le seguenti: Marina di San Lorenzo, Bova Marina, Capo Spartivento, Ferruzzano, Ardore, Gioiosa Jonica, Caulonia, Riace, Squillace, Roccabernarda, Isola di Capo Rizzuto, Roseto Capo Spulico (già trasformata in fermata da alcuni giorni), Policoro-Tursi. E come anticipato, potrebbero non essere le uniche, in futuro.

E’ il risultato della discutibile politica nazionale di “right sizing”, di Rete Ferroviaria Italiana: questa drastica riduzione dei punti di incrocio/precedenza sulla nostra tratta Jonica, porterà ad una riduzione della capacità di traffico della linea ferroviaria, vicina al 50%.

Ex stazione di Montepaone-Montauro, già trasformata in fermata negli scorsi anni. Impossibile effettuare incroci su un solo binario

Ex stazione di Montepaone-Montauro, già trasformata in fermata negli scorsi anni. Impossibile effettuare incroci su un solo binario

Perciò, se fino ad oggi avevamo un’infrastruttura capiente, pronta ad ospitare un notevole numero di treni in circolazione, ma purtroppo…a mancare erano i treni (per varie colpe, che spaziano da Regione fino a Ministero dei Trasporti, passando ovviamente per Trenitalia), proprio quando sembra finalmente vicina una svolta, grazie al rinnovato interesse per il trasporto su ferro della Regione Calabria…diventa decisamente complicato potenziare il servizio, semplicemente per carenza di “spazio” lungo la linea, che come ribadiamo è a binario unico. Diminuendo il numero di punti di incrocio, automaticamente diminuisce la possibilità di incrementare il traffico. L’unica possibilità, rimane una sorta di “sopravvivenza” stentata della tratta, con rimodulazione degli orari, che però non presuppone certo quell’obiettivo di definitivo potenziamento, e ripristino del ruolo di centralità della ferrovia Jonica, per la mobilità di migliaia di cittadini calabresi e non solo (non dimentichiamo infatti che la linea attraversa un territorio di enorme valenza turistica!).

Segnaliamo inoltre, che un’altra grande “vittima” delle politiche di RFI, è la stazione di Crotone, ormai ridotta a semplice impianto secondario. Un piazzale composto da quindici binari (di cui cinque, più un tronco, utilizzati per servizio viaggiatori in stazione), distribuiti tra platea di lavaggio carrozze, scalo merci, scalo intermodale, zona ricovero carri e rimessa, è stato praticamente annullato, e ridotto a soli tre binari. Ovviamente, l’intera area verrà in futuro convertita ad altro uso, chiudendo definitivamente la porta ad un ripristino di almeno una piccola parte del servizio su rotaia regionale ed a lunga percorrenza, che contraddistingueva la stazione della città pitagorica. Un programma che sembra comunicare deliberatamente che la ferrovia Jonica è ormai definitivamente declassata a tratta secondaria, che non vedrà mai un potenziamento, e che di conseguenza diventa sproporzionata a livello infrastrutturale, necessitando quindi di essere ridimensionata per contenere i costi di manutenzione. E tutto ciò, paradossalmente, avviene mentre si continua a dare per certa la messa sotto tensione di tutta la linea ancora a trazione diesel, da Sibari a Melito di Porto Salvo. A tal proposito, ci chiediamo dove sia finito (se mai c’è stato), lo studio di fattibilità relativo proprio all’elettrificazione, effettuato nello scorso mese di luglio 2013, e quali siano stati i risultati.

Nel frattempo, l’Associazione Ferrovie in Calabria lancia l’ennesimo appello, rivolto principalmente alle istituzioni Regionali e locali: se davvero abbiamo a cuore le sorti di questa ferrovia e realmente vogliamo puntare su di essa per il trasporto pubblico di domani, fermiamo questo scempio, purtroppo già avviato, prima che sia troppo tardi.

Non vorremmo poi sentirci dire “non possiamo ripristinare i treni, perché non c’è spazio”, oppure “ritornerà un treno diretto per Roma, ma impiegherà il doppio del tempo da Reggio Calabria a Sibari, perché le stazioni per effettuare gli incroci sono poche”.

 Roberto Galati

Associazione Ferrovie in Calabria

Comitato Italiano Utenti Ferrovie Regionali

   
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