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Stazione ferroviaria propria

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A pagina 9 del numero di domenica 16 febbraio 2014, compare l’ennesimo articolo riguardante lo svincolo autostradale di Ovada e la bretella Carcare – Predosa. Lo svincolo, fisicamente, è ubicato nel Comune di Belforte Monferrato, complice la geografia politica dell’area Piemontese, che vede la presenza di molti Comuni di limitata estensione e popolazione di pochi abitanti, se comparati rispetto ad altri areali e, pertanto, si è, correttamente, scelto di denominarlo con il toponimo di Ovada, che, oltre ad essere il centro più importante in vicinanza dello svincolo, ha il titolo di Città. A chi teme un dirottamento dei turisti altrove, si rammenta che, in prossimità degli svincoli autostradali, è collocato un cartello con l’indicazione delle mete raggiungibili nell’ambito di una distanza ragionevolmente breve e, nel caso in esame, in direzione Nord, le località indicate sono: Belforte, Gavi, Acqui Terme, Canelli, Castelletto d’Orba, Strevi, Cassine e l’alto Monferrato, quest’ultimo con tanto di scritta bianca in campo marrone, mentre, in direzione Sud, non compaiono né Canelli, né Cassine.

A parte l’uso di alcuni albionismi, di per sé non indicati in un testo in lingua diversa dall’Inglese, si ricorre a termini – Inglesi, appunto – mutuati dal bieco commercio e dalla finanza per sottolineare la necessità di una promozione adeguata alla zona dell’Acquese, la quale, come tutto il nostro bel Paese, può puntare su quanto di meglio l’Italia ha da offrire: Natura e Cultura, non di certo su alchimie certamente più adatte ad altri generi di più bassa levatura.

Quanto ai trasporti, un tempo, per un Comune era motivo di vanto essere citato nelle guide turistiche, specie quando, nella descrizione, compariva l’espressione stazione ferroviaria propria, con l’eventuale indicazione della distanza dello scalo ferroviario dal centro abitato; oggi, con esigenze economiche ed ecologiche sempre più restrittive, invece, alcuni vorrebbero inserire tra i punti di forza di un luogo la presenza di uno svincolo autostradale nel proprio Comune oppure a breve distanza. La Città di Acqui Terme, fortunatamente, si trova nella condizione di ospitare un nodo ferroviario a quattro diramazioni, in grado di collegarla con Genova e la Riviera Ligure di Levante, con Savona e la Riviera Ligure di Ponente, con Nizza ed il Piemonte occidentale, con Asti e Torino, con Alessandria, il Piemonte orientale e la Lombardia occidentale, per limitarsi alle relazioni più brevi: il tutto richiede solamente un’adeguata programmazione dei servizi e, solo in un secondo tempo, un adeguamento infrastrutturale doveroso, che, portando le linee a sfruttare i vantaggi offerti dalla tecnica moderna, sicuramente, porterebbe vantaggi maggiori di quanto non possa fare un tronco autostradale, il quale non farebbe altro che richiamare altro traffico veicolare, anche pesante. È stata citata l’esposizione di Milano del 2015: onde evitare un’infinita carovana di autovetture e di autobus da e per la nostra zona, sarebbe più opportuno rinforzare i servizi ferroviari ordinari e, per i turisti, organizzare treni speciali passanti per Mortara (attraverso il nodo di Milano o quello di Novara) oppure per Vercelli e Casale Monferrato, offrendo un’opportunità di certo più veloce e confortevole dell’autobus per gustare rispettivamente i panorami della Lomellina oppure del basso Monferrato prima di arrivare nell’area Acquese. Ragionamenti analoghi possono essere fatti nelle altre direzioni, specie verso il Turchino, dove il famigerato traforo del Cremolino, di cui si parla da una trentina d’anni, dovrebbe essere realizzato, in via prioritaria, per il raddoppio e la velocizzazione di quella linea facente parte di un itinerario ad alta valenza turistica, che mette in comunicazione il Mediterraneo con il Monte Bianco passando per Ovada, Acqui Terme, Nizza Monferrato, Asti, Chivasso, Ivrea ed Aosta e che ha nell’Acquese un’apprezzabile meta.

 Settimanale L'Ancora, 2 Marzo 2014

 Cordiali saluti.

 BORRI ROBERTO

Mobilitazione a Crotone per la ferrovia ionica

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Moretti Ministro?? NO, NO e NO

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Comunicato stampa: Basta con la giustizia soggettiva! Basta subire passivamente disservizi di ogni sorta!

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Comunicato stampa: Basta con la giustizia soggettiva! Basta subire passivamente disservizi di ogni sorta!

Ad un giudice, nell’esercizio della legge, gliene dovrebbe riguardare punto delle condizioni climatiche in caso di danni procurati al pubblico da chi fornisce un servizio. La legge vale sempre e per tutti, sulla carta e deve essere garantita per il suo aspetto oggettivo.

Invece, in frontale contrasto con quanto da poco deciso dalla Corte di Giustizia Europea, il pm Maddalena Cipriano del tribunale di Roma, ufficio indagini preliminari, ha appena deciso che la legge a Trenitalia si applichi solo nei giorni di bel tempo (ma noi abbiamo dimostrato, ricorrendo all’inutile istituto della class-action, che per la giustizia italiana la legge è totalmente inapplicabile a Trenitalia, esponendo i cittadini alla quotidiana vessazione impunita e tutelando spudoratamente gli interessi di un privato che opera illecitamente, addirittura con spese procedurali a carico della parte lesa).

Sicché, per costei, se il termometro scende sotto i 4°C, in assenza di nubi, pioggia, neve e vento, Trenitalia non ha colpa, né dolo se interrompe il pubblico servizio e trae per ore in ostaggio gli utenti dei treni e dei binari.

Così, oggi 6 febbraio 2014 in 2 minuti netti si apre, si dibatte e si chiude l’udienza per l’opposizione accolta all’archiviazione di un esposto sulla base di prove ritenute utili, un esposto  che avevo presentato 2 anni fa, a seguito di una ennesima giornata d’inferno ferroviario, che ha procurato danni e disagi a decine di migliaia di viaggiatori. La motivazione - che ha del surreale -  con cui il suddetto giudice ha liquidato la pratica è che, essendovi nel Lazio condizioni climatiche avverse (fatto nemmeno verificato), Trenitalia non ha commesso dolo, in quanto intervenute “cause imprevedibili”.

Ma come si fa a dire una cosa del genere? Perché tanti guasti avvengono nonostante l’utilizzo di sofisticate e costose tecnologie? Perché riguardano quasi esclusivamente ai treni regionali?

Forse il gip Cipriano non sa che la Corte di Giustizia Europea ha sancito con la su menzionata sentenza 26.09.2013 n° C-509/11 un nuovo principio: «I viaggiatori hanno sempre diritto a un rimborso del costo del biglietto in caso di ritardo di un treno, anche se dovuto a causa di forza maggiore».

Per i giudici di Lussemburgo, dunque, ''un'impresa ferroviaria non può inserire nelle proprie condizioni generali di trasporto una clausola che la esoneri dall'obbligo d'indennizzo per il prezzo del biglietto in caso di ritardo causato da forza maggiore'', perché ciò non è previsto dalle ''regole uniformi, che rientrano nel diritto internazionale''.

Cosa che invece a Trenitalia viene invece slealmente concesso dalle Regioni ogni volta che ci si stipula un contratto di servizio, a discapito di utenti e contribuenti. E ciò si evince anche dall’usanza assai abusata (ma attenzione! sempre e solo nel trasporto regionale!) di invocare lo stato di calamità naturale per una pioggia prolungata, una breve nevicata, una giornata afosa per tentare di giustificare (anche in autotutela) a tutto tondo disservizi e incapacità di organizzazione che nel buon governo del territorio NON DEVONO ACCADERE!

Come fanno a condurre una vita normale e non in stato di allerta tutti quei paesi d’Europa dove piovono migliaia di mm d’acqua l’anno, dove il termometro scende sotto i -10°C per mesi, dove la neve permane per intere stagioni, dove il ghiaccio è un’attrazione per turismo, arte, divertimento, dove d’estate 35°C sono la normalità?

Pertanto, notifico al gip Cipriano che faremo ricorso alla Corte Europea di giustizia in opposizione alla sua superficiale, iniqua e sbrigativa sentenza di archiviazione.

''L'indennizzo previsto dal regolamento - spiega infatti la Corte Europea- calcolato sulla base del prezzo del biglietto di trasporto, ha una finalità del tutto diversa, ossia quella di compensare il prezzo pagato dal passeggero come corrispettivo per un servizio che non è stato eseguito conformemente al contratto di trasporto''.

Di seguito riportiamo, per comodità dei giudici, i dati meteo di quella giornata a Roma e garantiamo che sulla linea Roma-Nettuno in quel giorni non è caduto nemmeno un fiocco di neve.

Rosalba Rizzuto

Comitato Pendolari FR8a Carrozza

RSU - Roma 18 - Lettera al Ministro Lupi

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Nota CIUFER di commento al testo che segue:

Ci viene chiesto un sostegno alla battaglia della RSU – Roma 18. Come CIUFER siamo sensibili a queste problematiche e vicini a Domenico. Chiediamo ai lavoratori interessati di pubblicizzare a loro volta la lettera e il link della nostra associazione (www.ciufer.it).   Riteniamo utile informare i comitati pendolari interessati della faccenda e dell'importanza di seguirla da vicino dal momento che il sindacato Usb probabilmente organizzerà un incontro per precisare i dettagli dell'operazione voluta da RFI.

 

 

RAPPRESENTANZA  SINDACALE  UNITARIA

Direzione  Territoriale  Produzione  Roma 18

                                        On. Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Lupi Maurizio  

                                                             -  Gruppi parlamentari Camera/Senato Comm. Trasporti

                                                             -  Amministratore Delegato FSI  Moretti Mauro

                                                             -  Organizzazioni Sindacali

                                                             -  Dipendenti Gruppo FSI/RFI

Roma 10.02.2014

Signor Ministro,

ho deciso di scriverLe per manifestarLe la mia preoccupazione dovuta ad una serie di eventi che giudico negativi e che investono la Società Ferrovie dello Stato Italiane, di cui sono dipendente come manutentore dell’infrastruttura ferroviaria nel settore impianti di sicurezza e in cui rivesto il ruolo di rappresentante dei lavoratori (RSU).

Ciò che più mi sprona a fare questa denuncia  è l’insulto che provo al senso civico di cittadino nel vedere questa grande Azienda di proprietà pubblica sempre più terra di conquista di imprese appaltatrici e con carenze di organico sempre più accentuate che oramai non garantiscono i livelli manutentivi ottimali generando turni massacranti, scarsa sicurezza e continui disagi per i pendolari.

L’A.D., e collega, Mauro Moretti sono anni che si compiace dei risultati raggiunti con bilanci positivi e attivi sempre più corposi, generando in me motivo di orgoglio, ma questo avviene a scapito dei ferrovieri che, soltanto nel mio comparto sono diminuiti di oltre 4000 unità in 4 anni, credo che una azienda sana, pubblica e strategica come RFI debba garantire quanto meno i livelli occupazionali con all’interno professionalità di eccellenza che garantiscano obbiettivi ambiziosi.

La scelta produttiva del collega è discutibile in quanto ciò ha determinato uno sfrenato ricorso allo straordinario (solo nell’ex compartimento di Roma 200.000 ore, e 100.000 ore per costosissime chiamate per guasti) in un momento particolarmente difficile per il Paese che invece ha bisogno di più gente che lavora, per dare più dignità e prospettive ai giovani e alle loro famiglie.

I dati allarmanti degli interventi per guasto (per me sono circa 70 l’anno in quanto reperibile) avrebbero dovuto far sobbalzare dalla sedia qualsiasi dirigente, ma così non è, determinando sempre più forti e giustificate proteste dei pendolari perché ad ogni guasto si genera ritardo.

Di questi giorni la scelta, che giudico nefasta per i pendolari, per i ferrovieri, per la Società, di sopprimere altre stazioni in telecomando sulla linea Alta Velocità Roma/Firenze, in quanto la vetustà dell’impianto tecnologico genera guasti e quindi ritardi.

Ritengo che gli impianti costruiti oltre 30 anni fa hanno bisogno di una adeguata manutenzione e sostituzione di componenti in quanto usurati, soprattutto se sono strategici per garantire il diritto universale alla mobilità dei cittadini, ma non può essere facoltà di nessun dirigente sopprimere tecnologie avanzate e funzionali solo perché non riesce a presentare risultati accettabili.

L’Alta Velocità (a Roma è costituita da 80 KM per due binari) ha un sistema tecnologico che permette l’immissione di un treno ogni 5 chilometri (sono oltre 100 treni-giorno, quasi tutti “Freccia Rossa) a 250 Kmh. per ogni senso di marcia, ed ogni 20 Km c’è una stazione che permette, in caso di avaria, di immettere un treno sull’altro binario determinando una forte riduzione dei ritardi e  quindi dei disagi per i pendolari.

Qualche giorno fa sembrava che, finalmente dopo 15 anni, potevano essere cantierizzati gli scambi di un’importante stazione; invece la dirigenza aziendale ha deciso la soppressione della stazione.

Se l’obbiettivo del risanamento aziendale passa attraverso la soppressione di impianti tecnologici, riduzione di personale e disagi per i viaggiatori credo che non si farà molta strada.

Signor Ministro, questo foglio è tiranno e non concede spazio ad approfondimenti, Le chiedo quindi, cortesemente, di concedermi udienza.

 

Cordiali saluti e buon lavoro con l’auspicio di incontrarLa.

                                                                                                      Domenico Testa Tecnico RFI

   
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