Lettera 031

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Posso confermarvi la vergogna della situazione fiorentina nella stazione di SMN.

> Tempo fa, quando aprirono quei ridicoli club per i freccia rossa e gli Italo (nel mezzo ci hanno posizionata la polizia ferroviaria, non credo casualmente) pensavamo di fare come comitato "notunneltav" una iniziativa che prendesse in giro i vip che entrano in quelle stanze. Poi abbiamo desistito presi da altre emergenze.

> Lo stravolgimento di Santa Maria Novella è dello stesso tipo che potete constatare ovunque nelle ferrovie dello stato: se vi allontanate dall'alta velocità tutto diventa degrado e abbandono. Non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni le FS di Moretti hanno speso quasi 100 miliardi per l'AV e 4 per tutto il restante servizio.

> La gravità particolare di Firenze è che la stazione centrale è un capolavoro architettonico e urbanistico. Io che la frequento parecchio posso confermarvi che molti particolari minori (le ringhiere, i numeri dei binari, le indicazioni sulle pareti) hanno una unità di stile notevole e nessuno pare se ne sia accorto nelle FS: spesso ciondolano dai muri, sono spezzate, ne mancano delle parti. Non si tratta di vivere una stazione come un museo (figuriamoci, era un pezzo di città fin davanti ai treni, c'è l'impressione che il viaggio sia parte della vita cittadina) ma di rispettarne la funzione e la bellezza.

> Ultimo sfregio che ho trovato stamani è un orrendo container posto subito fuori dal lato arrivi (binario 16) con i loghi del Monte dei Paschi di Siena. Non si capisce che senso abbia, se è una filiale; quel che è certo è che un orrore che ha tutto l'aspetto di un container da cantiere edile.

> Altra piccola perla che vorrei condividere è che ieri sera sono tornato a Malpensa con un aereo alle ore 18.30. Pensavo di prendere il Malpensa express e riuscire a tornare a Firenze in tarda serata partendo da Milano centrale verso le 20. Ho scoperto incredulo che l'ultimo treno da Milano per Firenze è un AV alle ore 19.10. Dopo di quello il deserto, nemmeno quei treni notturni che una volta arrivavano in città alle 3. La proposta che mi hanno fatto per arrivare è stata di prendere un treno per Genova poco dopo le 21, cambiare treno per Pisa e ancora per Firenze arrivando alle ore 5.27 dopo più di 8 ore. Questa è l'altra faccia delle FS sbrilluccicanti delle frecce! Ho dovuto dormire in un albergo di Milano pensando intensamente all'ingegner Moretti Mauro...

> Un saluto.

Tiziano Cardosi, Firenze 18 maggio 2013

Lettera 030

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Desidero denunciare la grave situazione che mi sono trovata ad affrontare in occasione del rientro dalla località di Pisciotta - Palinuro lo scorso 8 luglio 2011.
Ho viaggiato con i miei bambini e mia zia sul treno della notte Palermo-Milano, nella carrozza 10. La carrozza era a dir poco fatiscente e le minime condizioni d’igiene assolutamente assenti (probabilmente paragonabili alle condizioni igieniche dei treni indiani).
Le cuccette - mai nome è stato più appropriato! - erano sporche, i letti presentavano macchie “sospette”, le luci dello scompartimento erano fuori uso (funzionava solo la luce grande), i bagni erano inagibili, le porte di passaggio tra un vagone e l’atro divelte e tenute su con lo scotch e, cosa in assoluto più grave, per oltre 2 ore nella carrozza 10 è mancata la corrente e il viaggio è proseguito al buio completo, senza aria condizionata e senza personale preposto alla sorveglianza (il
controllore dormiva in un’altra carrozza ed è riapparso a mattina inoltrata). Abbiamo dunque viaggiato esposti a rischi di ogni genere (possibili cadute dovute a spostamenti al buio, aggressioni, furti, …) e abbandonati a noi stessi.
In assoluta mancanza di bagni agibili - gli unici in buone condizioni erano quelli del confinante vagone letto ma ci è stato impedito di usarli!!- qualcuno evidentemente non ha trovato altra soluzione che fare i propri bisogni nel passaggio tra una carrozza e l’altra!
Le promesse di sicurezza, pulizia e igiene tanto ostentate nella Carta dei Servizi dei Passeggeri 2011 “…la manutenzione ordinaria e straordinaria del materiale rotabile, che deve rispondere a
caratteristiche di sicurezza, pulizia ed efficienza …” (www.trenitalia.com) sono state dunque assolutamente disattese.
L’ansia e la paura di quelle interminabili ore passate al buio, di notte, hanno lasciato posto, al mattino, allo sdegno e alla rabbia. Possibile che le Ferrovie dello Stato non siano in grado di offrire a tutti i passeggeri le condizioni di sicurezza, pulizia e igiene essenziali? Ottime le condizioni
dei Frecciarossa, buone quelle di EurostarCity e Frecciargento, ma i treni notte? Qualcuno si preoccupa anche di quelli? Pensate che bel biglietto da visita per i turisti stranieri!!
A documentazione di quanto sopra esposto, posso inviare alcune  immagini.

Nota: degli amici che hanno viaggiato sullo stesso treno, destinati alla carrozza 7, al momento di salire sono stati invitati a raggiungere la carrozza 1 aggiunta in coda al treno, perché il vagone 7 risultava INAGIBILE!! Ben per loro, naturalmente, ma allora noi della carrozza 10 eravamo passeggeri di categoria B?

Auspico un intervento serio e immediato, ad evitare il ripetersi di certi gravi episodi e mi aspetto, ovviamente, di essere risarcita almeno del costo del biglietto.

Grazie
Alessandra Sindoni, Milano - 13 luglio 2012

Lettera 029

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Trenitalia: Rosarno-Roma solo andata 70 euro e zero servizi

Spostare il poggia testa di tessuto prima di accomodarsi, sedersi e slittare in avanti perché la poltrona è rotta, pulire il tavolinetto con una salviettina umida prima di poggiarci qualsiasi cosa, andare in bagno è capire che prima di partire è già sporco e non funzionante, prese di corrente e aria condizionata che funzionano ad intermittenza. Tutto questo Trenitalia lo offre ai calabresi che, da Rosarno si spostano nella Capitale, alla modica cifra di 70,50 euro, solo andata, per essere precisi. E meno male che “chi parte con le Frecce viaggia ad alta qualità”.
Ma lo slogan comprenderà anche la Freccia Bianca? A quanto sembra no! Forse sarà vero per gli altri treni e da Roma in su, non certo per il resto della Penisola.
Per quella cifra i servizi dovrebbero essere ben altri rispetto agli effettivi. Infatti sul sito di Trenitalia alla voce “Frecciabianca” tra i servizi a bordo annovera, oltre a personale specializzato che “garantisce l’igiene delle toilette e il decoro degli ambienti durante il corso del viaggio”, anche: “poltrone spaziose e reclinabili con ampia seduta, tavolini apribili, impianto di climatizzazione, presa di corrente al posto per poter ricaricare la batteria del tuo cellulare, oppure lavorare con il pc, vedere film, ascoltare la tua musica”, eccetera eccetera.
Anzi se dobbiamo dircela tutta quello di cui si parla nel sito e fa bella mostra di se, attraverso le foto, è un treno che ha ben poco della Frecciabianca che percorre la tratta Rosarno/ Roma, andata e ritorno.
Indipendentemente dal prezzo del biglietto è forse troppo chiedere che i bagni siano in condizioni decenti, tali da poter essere utilizzati in modo normale?! Oltre ad essere sporchi, sono privi del necessario anche solo per lavarsi le mani e il riferimento non è al sapone, ma all’acqua.
E allora viene facile domandarsi perché una persona debba pagare 70,50 euro per essere trattata così?
La politica di Trenitalia la si conosce anche fin troppo bene, ma quando si parla di mancanza di senso civico ci si riferisce anche a questo.
E non ci venissero a raccontare la solita barzelletta che lo stato della linea non consente l’utilizzo delle nuove carrozze perché, se così è, non si capisce la richiesta di un prezzo così alto per usufruire di zero servizi. Questo non è il solito articolo farcito di vittimismo da meridionale incompreso, ma la realtà di ciò che accade, che tutti constatano, ma che nessuno alla fine denuncia. Ma poi denunciare a chi?

Emanuela Alvaro, La Riviera Online, 12/07/2013

Lettera 028

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IL TRENO/IL VIAGGIO. Quella benedetta/maledetta Calabria che Moretti allontana sempre di più  

Lo sapevo, dannazione. Non dovevo scrivere quel libro, dovevo starmene zitto a rimuginare sulla perdita della mia identità senza per questo farne una malattia o una tragedia. Non dovevo scrivere quel libro, neppure lontanamente potevo immaginare che poteva provocare ciò che in effetti poi si è verificato.

Un romanzo sul ritorno nell’amato (prima) poi odiato (dopo) sud? Ma quando mai? Tutti si erano preoccupati di raccontare sui disagi, le pene, le sofferenze provate dalle persone che emigravano verso terre straniere o italiane, ma sempre straniere, hai voglia a dire che Torino o Milano erano in Italia, sempre terre straniere erano per noi.

Un ritorno nel sud, quindi, e poi sul treno, con quel mezzo infernale che era il treno!! Come mi permettevo a raccontare del posto e delle condizioni riservate ai tamarri come noi?

“Ma quando mai?” ripetiamo. E anche se non siamo napoletani capiamo il senso di ciò che diciamo o meglio delle parole. Eh, sì. Vaglielo a spiegare a un altro “italiano” come si viaggiava sull’Espresso Torino-Roccella Jonica o sull’ Intercity notte Torino-Catanzaro Lido o Monasterace via Crotone per un viaggio che durava la bellezza di 18 ore, salvo l’ora o le due ore di usuale ritardo!

Ma perché il mio libro? Perché non dovevo scrivere quel libro? Si tratta del romanzo dal titolo «Un viaggio lungo 35 anni 11 mesi 29 giorni», dove si parla dei disagi affrontati in un periodo trentennale di viaggi al sud. Dunque non potevo immaginare che quel libro avrebbe provocato un terremoto nell’Ad delle Ferrovie dello Stato o di Trenitalia, come si chiama adesso, costringendolo, lui che era stato anche sindacalista dal 1986 al 1991, a sopprimere tutti i treni che ci portavano, ahi noi, in Calabria!

A parte l’ironia, quest’ultimo atto, la soppressione della linea di Torino/Milano Crotone, ha rappresentato appunto l’ultimo atto di una strategia iniziata qualche anno fa. Prima con la soppressione degli altri treni provenienti sia da Milano sia da Torino e diretti a Reggio via Tirrenica e Jonica.

La Calabria come si sa è sempre stata terra di passaggio. E continua a esserlo. Ora noi e voi calabresi per tornare giù potete benissimo prendere i treni che vanno in Sicilia e poi cambiare a Lamezia. Potete benissimo spendere minimo 300 euro per andare e tornare dal luogo che avete abbandonato tanti anni fa! Ve lo aveva ordinato il medico? Di emigrare, intendo! Potevate benissimo starvene a casa vostra a farvi i fatti vostri. E a vivere di assistenza .

Per parte mia, faccio il mea culpa. Non dovevo scrivere quello libro, non dovevo scrivere dello schifo che viene riservato a quelli che frequentano quella terra disgraziata, maledetta o benedetta, fate voi.

In compenso, il nostro amato ad Moretti ha implementato le linee Torino-Milano, Milano-Venezia, Roma-Milano ecc. I prezzi poi ti danno un servizio eccellente garantito, vuoi mettere? Non vedete la pubblicità? Le Ferrovie dello Stato si sono riconvertite, si dice così? Prima, dal punto di vista societario (Trenitalia, Ferservizi, Ferrovie Italiane ecc), poi dal punto di vista aziendale e funzionale, il che vuol dire solo eliminare i treni che portano al sud.

A questo punto, farei una proposta al sopraddetto Ad: Ingegner Moretti perché non fa transitare per la costa jonica della Calabria un Eurostar o una Freccia Rossa? Qual è il pregiudizio che la frena? I calabresi che partono o arrivano in quella costa non hanno i soldi per pagare? Oppure lei deve ancora togliersi il veleno che l’aveva fatto indignare da sindacalista per la nomina al posto che ora è suo di un calabrese che ha fatto una brutta fine?

Ma noi, il popolo dei viaggiatori, cosa c’entriamo con quello?

GIUSEPPE FIORENZA- ZOOM SUD, 12 Dicembre 2011

Lettera 027

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E VENNE IN CALABRIA UN MINISTRO…  

Il viaggio nel Sud di Tremonti, Bonanni e Angeletti

 E venne in Calabria un Ministro. Sì con la ‘m’ grande. Uno dei potenti ministri del Governo Berlusconi. Il più potente, si dice.  L’amico migliore  della Lega.  E la Lega, si sa, i meridionali non li vorrebbe avere più tra i piedi.  Uno che non sarebbe ingeneroso definire supponente, a volte; pure  antipatico, particolare di carattere, ma di cui non si può dire che sia  incompetente o, al pari di altri suoi colleghi, in caduta libera per ciò che attiene l’ affidabilità, il contegno e il  prestigio individuale. Di cui non si può dire che, nonostante la sua vicinanza a Bossi e soci,  nutra livore per il Sud, benché sia  il ministro che ha definito   “cialtroni” i politici alla guida delle Regioni del Sud per via dell’incapacità di spendere i fondi comunitari.  E non viene da solo, ma  scortato da due pezzi grossi del sindacato, i leader di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti che, nella foga, hanno persino dimenticato d’invitare la Camusso. Anche questo, come dire?,  lascia intuire la capacità del professor Tremonti di tessere tele importanti in vista di sbocchi non più  fantasiosi alla crisi  politica che attanaglia il Paese. Ma non viene in Calabria, come sarebbe ipotizzabile, per  incontrare i politici o le istanze più rappresentative della società, magari per dare assicurazioni -  una volta per tutte -  sulla vertenza che tiene col fiato sospeso la Fiat calabrese, cioè quella straordinaria porta spalancata sul mondo che è il porto di Gioia Tauro. Neppure per fare il punto sulla spesa comunitarie, che tanto l’ha inquietato. No, viene per rendersi conto, spiegano le agenzie di stampa,  dello stato in cui versa il nostro sistema viario, ferrovie, in primis, e poi  la Sa/Rc.  Ma dai!, verrebbe da dire, non è possibile. Ci deve essere per forza dell’altro.  Quale parte del generale disastro trasportistico e infrastrutturale calabrese, infatti,  è ancora ignota al Governo? Persino le pietre sanno  l’entità dei ritardi dell’ultima regione d’Europa  in tutti i settori dell’economia e dello sviluppo. Per sapere cosa non va nelle ferrovie, bastava, per esempio,  che un segretario del ministro telefonasse al giornalista  Andrea Gualteri, che con scrupolo ha curato per settimane su questo giornale  un’inchiesta sulle inefficienze ferroviarie nella regione, raccontando le avventure quotidiane dei pendolari e la sorda ostilità del management delle Fs.  Avrebbe avuto di che inorridire! E per sapere di più sulla Sa/Rc, sarebbe stato più che sufficiente leggere l’ultima  relazione della Commissione parlamentare antimafia  e sentisse Confindustria, i sindacati, la Regione e persino l’Anas…Insomma, non è da credersi che un  ministro di tal fatta, forse l’unico in grado persino di dire dei ‘no’ a Berlusconi, abbia varcato i confini della “razza maledetta” per stupire i viaggiatori che se lo sono visti ieri in carrozza.  Se cosi fosse, il viaggio dei tre fra la plebaglia calabrese non evocherebbe  la missione di civiltà che avevano in animo di compiere nel Sud i toscani Franchetti e Sonnino o il lombardo Zanardelli, ma le peripezie più prosaiche, e perciò più consone alla congiuntura che attraversiamo, narrate in quel divertente libro di Jerome K Jerome del 1889, “Tre uomini in barca”. Zeppo di gag e indimenticabile per la sua prosa briosa e leggera.  La differenza tra i due viaggi, se vogliamo,  non è data  solo dal fatto  che i tre di Jerome andavano in barca e Tremonti, Bonanni ed Angeletti  invece  in treno e pullman, bensì dal fatto che  il viaggio di “Tre uomini in barca”  faceva ridere, mentre questo viaggio, vista la mole dei problemi su cui scivola, suscita non un’acre disapprovazione, ma  sentimenti  di sconforto… 

Romano Pitaro (13/2/2011)

   
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