Lettera 021

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Desidero denunciare alla collettività lo stato di decadenza in cui versa la stazione dei treni di Vicenza. Sono un pendolare di Trenitalia e sono costretto ad utilizzare spessissimo la stazione. La suddetta fa parte delle “Centostazioni”, cioè quel programma del Gruppo Ferrovie dello Stato che avrebbe dovuto portare prestigio, ordine, efficienza ai terminal ferroviari. È in piena decadenza già dopo così pochi anni dalla ristrutturazione. Non è funzionale ed è squallida. I motivi. L'unico monitor per essere aggiornati sui treni è quello nella hall principale, sopra la biglietteria. Tutti gli altri (nei sottopassi, nel binari giardino, nelle sale d'attesa) sono spenti da ormai un anno.


Faccio un esempio del disagio: se provengo da un treno in arrivo al binario giardino (Schio o Treviso) e ho una coincidenza di 2 minuti, fino a 2 anni fa erano presenti dei monitor che indicavano subito gli altri treni in partenza con orari e binari; ora i pendolari devono correre alla hall principale perdendo minuti, e in certi casi il treno. Le nuove porte installate in vetro sono pesantissime, e se le si spinge con vigore (cosa che capita soprattutto se si ha fretta) si scardinano e si rompono facilmente. Ho visto gente infortunarsi per questo. Oltre metà delle porte presenti sono rotte e non vengono mai riparate. Da notare che anche per questo motivo alla stazione si può accedere solo ai lati, perché l'entrata principale non è stata più riparata e messa in sicurezza. Le suddette porte sono fra l'altro barriere architettoniche insormontabili anche solo per un viaggiatore con un trolley, può immaginare per un soggetto in sedia a rotelle. Sulle tv LG disseminate in ogni zona della stazione scorrono sempre i soliti spot pubblicitari e il volume dell'audio è troppo alto. Trattasi di immensa "rottura di scatole" perché ogni minuto gli spot sono sempre gli stessi. A volte si fa fatica a comprendere ciò che viene detto dagli altoparlanti. La beffa ulteriore è che nelle sale laterali sono poste accanto ai monitor spenti che dovrebbero indicare i treni in arrivo. Per cui, si è in una stazione ferroviaria in cui si ricevono comunicazioni solamente sugli spot pubblicitari ma a fatica si capisce quando un treno deve partire e da che binario. Non c'è un deposito bagagli: Vicenza ha 120 mila abitanti ed è città turistica soprattutto da “mordi e fuggi”. Perché non è previsto questo servizio? Il tanto atteso WiFi non è stato mai installato. Le macchinette automatiche per i biglietti sono solo quattro, di cui solo due consentono il pagamento con contante. Ne erano presenti altre due in prossimità dei binari giardino ma sono rotte da un anno e mai più riparate. La proclamata “area commerciale” è un fallimento totale: i negozi in stazione chiudono uno dietro l'altro, lasciando la stazione ancora più in abbandono. Ho visto chiudere la Rizzoli, un ottico, la Fila, un negozio di cellulari, lo Schlecker, un'altra libreria. Resistono il bar (carissimo), l'edicola e il tabaccaio, cioè le stesse attività commerciali di stazioni piccolissime (ma funzionali) come Schio e Thiene. Si potrebbe per favore per lo meno riaccendere i monitor nei sottopassi e ai binari giardino? Han funzionato per 20 anni e da ormai 2 sono spenti. Ho provato a farlo notare al personale di Trenitalia presente in stazione, fra cui gli addetti di ai reclami, ma ho la quasi certezza che qualsiasi mio reclamo sia stato cestinato senza giungere alla sede competente. La stazione di Vicenza era molto più funzionale quando era piccola. Purtroppo in Italia se le cose non funzionano troppo spesso la gente non si lamenta perché ritiene: “Cosa vuoi che possa cambiare”. Ma sono dell'idea che se ci lamentassimo un po' di più presso le sedi competenti a qualche risultato si giungerebbe.

Emanuele Righele, 9/01/2013

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/130_lettere/456668_la_stazione_dei_treni_a_vicenza__in_piena_decadenza/

Lettera 020

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Trenitalia: dobbiamo ridere o piangere?

Ottima drammatizzazione dei modernissimi treni sui quali viaggiano solitamente gli studenti (se non altro hanno i sedili)

La triste storia che vi voglio raccontare risale a circa un mese fa. Purtroppo a molti di quelli che leggeranno l’articolo capiterà di immedesimarcisi a pieno, in quanto ahimè si tratta di fatti intollerabilmente frequenti che tutti i viaggiatori di treni prima o poi vivono in prima persona.

Trenitalia è un’azienda di servizio pubblico. Come tale, ci si aspetta che lavori per il pubblico, invece si può scoprire ben presto che lavora male. Anzi vi chiedo scusa, dire “male” non è appropriato, bisognerebbe coniare nuove parole per definire il tale livello di “male” raggiunto da questa azienda. Di sicuro non sono il primo ad essersene accorto, Simone aveva già espresso magnificamente questo nobile concetto.


Ad ogni modo mi sento in dovere di portare alla vostra attenzione un altro caso concreto, per sottolineare il livello di qualità del servizio reclami e soprattutto la filosofia che ho capito, con metodo sperimentale (grazie Galileo!), essere proprio della “compagnia del disagio”. Ciò è come ormai la soprannomino io per la famosa tiritera “Trenitalia si scusa per il disagio” che potete udire quotidianamente nelle stazioni.

Veniamo al fatto: il 25 marzo sono salito in treno per tornare a casa dopo una stancante giornata e purtroppo ho assistito a sgradevoli scene già sperimentate altrove. La novità era la presenza di moltissime persone, almeno 5 tra poliziotti e personale di Trenitalia sono saliti sul treno a Mestre con fare preoccupante (non perché fossero loro pericolosi, ma sembrava fosse accaduto qualcosa). Il treno ha pure tardato senza motivo, per cui la sera ho deciso di fare il reclamo tramite il sito web. Questo è quanto ho scritto:

Il viaggio è iniziato con strano sovraffollamento di personale. Ove vi era già un controllore sono saliti 1-2 altri controllori (non ricordo bene), 2 persone con scritta “sicurezza aziendale” e 2 poliziotti. Questo comportamento ha allarmato me e altri passeggeri, per ciò che sapevamo poteva esserci un delinquente a bordo. A una richiesta di un altro passeggero il controllore ha risposto “ah, niente…”. Poi anche stavolta un controllore si è dimostrato maleducato con alcuni passeggeri urlando “OOOHH!”. Questo l’ho visto in altre occasioni, compreso personale che da del tu al cliente urlando “ma che ca**o fai?”. Il turpiloquio sembra amato dal vostro personale. Sceso dal treno ho visto un altro di Trenitalia urlare contro una persona magrebina, incalzato da dei ragazzini. A diverse stazioni ci sono state pause di vari minuti senza motivo, che hanno portato il treno a maturare 15 minuti di ritardo. Il ritardo lo posso anche capire, la maleducazione no. Grazie dell’attenzione.

Ricapitoliamo: sul treno salgono 5 o 6 persone (non ricordo esattamente) delle quali 2 agenti di polizia ferroviaria, 2 individui targati “sicurezza aziendale Trenitalia” e 1 o 2 controllori normali (sempre di Trenitalia). Di queste persone, alcune mi colpiscono negativamente per il loro comportamento, oltre a un ulteriore uomo che vedo comparire dalla stazione quando scendo: sono di Trenitalia. Cito nel testo inoltre un’altra esperienza passata relativa a un controllore che urlava male parole ad un passeggero, per fare un paragone. Tutto ciò è chiaro, giusto?

Dopotutto è scritto abbastanza bene nei 1000 caratteri che mi è consentito digitare. Ho dovuto tagliare un po’, però si capisce bene lo stesso. Ebbene, dopo soltanto 25 giorni di attesa infruttosa, il giorno 7 aprile mi arriva l’esauriente risposta (cogliete l’ironia, vi prego) da una dirigente dell’azienda. Ho tolto la firma e la sua qualifica perché forse avrebbero pure il fegato di fare storie su un’eventuale pubblicazione, però leggete attentamente il testo e inorridite.

Egregio sig. Lazzarotto, con rammarico ricevo la sua segnalazione riguardante il comportamento dei “controllori” a bordo, non appartenenti alla Società Trenitalia. Assicuro la già avvenuta trasmissione del suo reclamo alla competente struttura di appartenenza degli agenti in questione, per ogni verifica ed efficace seguito. Rinnovo le mie scuse per ogni atteggiamento poco professionale riscontrato a bordo del nostro treno. Distinti saluti.

Avete capito bene?

I casi sono due: o la signora non capisce l’italiano (in nessun caso mi sono lamentato del comportamento dei poliziotti, ma solo dei controllori) oppure mi sta dicendo che le persone che ho visto con addosso divise marchiate “Trenitalia” non lavorano per Trenitalia. Bello! Allora spero qualcuno mi possa dire dove le posso comprare anche io quelle divise, così magari faccio qualche scherzo o viaggio gratis, visto che a chi le indossa non viene mai chiesto il biglietto!

Dannazione, siamo seri… Veramente questa persona crede di prendere in giro qualcuno? La cosa peggiore è che forse veramente qualche innocente agente di polizia si è preso un rimprovero per un improbabile scarica-barile effettuato da chi fa orecchie da mercante: io spero di no. Ad ogni modo non è mia prassi consigliarvi cose poco politically correct, però la particolare circostanza richiede una doverosa eccezione.

http://andrealazzarotto.com/2011/04/23/trenitalia-dobbiamo-ridere-o-piangere/

23 aprile 2011

Lettera 019

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«Io, disabile, umiliato dall'ennesimo spreco all'italiana targato Trenitalia» 17/09/2012
  Mi chiamo Francesco Canale, e sono un artista “diversamente abile” (www.animablu.eu). Quella che desidero raccontarvi è l'ennesima, la più grave, disavventura capitatami con Trenitalia (viaggio spesso per lavoro, abitualmente con il treno). Quanto mi è accaduto pochi giorni fa, oltre che essere un fatto lesivo della mia dignità di persona e di cittadino, è sopratutto l'emblema dell'ennesimo “spreco all'italiana”. Ma andiamo con ordine.


 

 Martedì 4 settembre mi trovavo nella stazione di Piacenza (premetto che, attualmente, vivo a Lecce). Attendevo la coincidenza con il treno 9826 delle ore 19.41, che da Piacenza mi avrebbe portato ad Alessandria. Circa mezz'ora prima della partenza vengo a conoscenza del fatto che il treno in questione portava circa 150 minuti di ritardo, causa occupazione dei binari da parte di alcuni operai. Il ritardo era destinato ad aumentare con il passare delle ore (infatti, alla fine della sua corsa, il treno ha accumulato oltre 180 minuti di ritardo).

 Iniziai seriamente a preoccuparmi: una volta giunto in Alessandria , infatti, il mio viaggio non sarebbe terminato lì. Dovevo prendere ancora altri mezzi per giungere nel luogo finale di destinazione: con un simile ritardo li avrei sicuramente persi. Inoltre, trovare un albergo attrezzato per disabili all'ultimo minuto è praticamente impossibile. Insomma, intravedevo delinearsi all'orizzonte la netta possibilità di dover passare la notte in stazione. Così, cercai d'informarmi sul fatto se avessi potuto per caso prendere qualche altro treno in direzione Alessandria.

 Per circa un'ora continuai a chiamare ininterrottamente la Sala Blu di Bologna (le Sale Blu sono gli uffici che coordinano il trasporto dei disabili sui treni. La stazione di Piacenza è sotto la “giurisdizione” della Sala Blu di Bologna), senza avere alcuna risposta. A quel punto avvisai anche altre Sale Blu, chiedendogli se potessero farmi gentilmente chiamare da Bologna. Nulla. Il silenzio più totale. Alle ore 20.00 circa arrivò sul primo binario il treno 20378, un regionale che 50 minuti dopo sarebbe partito proprio alla volta di Alessandria. Avvicinandomi ai convogli mi accorsi che il treno era perfettamente attrezzato per disabili, con tanto di “simbolino” gigantesco e aggancio per carrozzine (ho scattato foto per testimoniare quanto affermo).

 I signori addetti a portarmi sul treno, appartenenti ad una cooperativa locale, affermavano che su quel treno non mi avrebbero mai caricato senza l'autorizzazione di Sala Blu Bologna (scherzando anche sul fatto che, a caricarmi senza autorizzazione, rischiavano di finire in galera il giorno successivo).

 Iniziai ad innervosirmi: avevo davanti a me un treno perfettamente attrezzato, che andava proprio nella direzione giusta, e rischiavo di perderlo senza alcun motivo!? Oltretutto, mancava quasi un'ora alla partenza (senza contare che era già più di un'ora che chiamavo per ricevere aiuto). A quel punto minacciai di chiamare i carabinieri: c'erano tutti gli estremi per una denuncia per discriminazione. Il macchinista e il capotreno (due splendide persone, che Dio li benedica!), fin da subito, mi rassicurarono sul fatto che io avrei preso quel treno.

 A tutti i costi, e con tutti i mezzi (avevano ben capito quale assurda fosse quella situazione. ! I signori della cooperativa, nonostante il parere favorevole del capotreno al fatto che io prendessi quel convoglio, continuavano a rifiutarsi categoricamente di farmi salire. Da questo punto in poi cominciò un triste teatrino, altamente lesivo della mia dignità di persona e di cittadino: telefonate, grida, concitazione.

 Tutto nel bel mezzo degli sguardi attoniti degli altri passeggeri! L'assurdità di questa situazione era che c'era un treno perfettamente attrezzato, un capotreno favorevole (oltretutto, affermava di volersi prendere lui la responsabilità di farmi salire. Anche se non capivo quale responsabilità ci fosse da prendersi, visto che il treno era perfettamente concepito per ospitare una carrozzina?), io favorevole (a quanto ne so, sono perfettamente in grado d'intendere e di volere), e nonostante tutto ciò non potevo salire!? Vi rendete conto? Nemmeno i carcerati vengono trattati in questo modo. Oltre a una denuncia per discriminazione, c'erano gli estremi anche per un tentato sequestro di persona. Sono in carrozzina, d'accordo, ma non per questo non posso essere libero di poter andare dove diamine voglio? Non ho mica ucciso nessuno!?

 La cooperativa continuava a rifiutarsi di svolgere il suo servizio, perchè Sala Blu Bologna continuava a negare l'autorizzazione. Sala Blu Torino (sotto la cui giurisdizione dipende la stazione di Alessandria), dopo aver parlato con il capotreno, diede senza problemi il suo assenso a svolgere l'operazione. Sala Blu Bologna, no. Ha continuato a negare, fino all'ultimo. Siamo partiti, senza avere avuto l'autorizzazione di Sala Blu Bologna. Si, perchè alla fine su quel treno ci sono salito.

 Grazie alla caparbietà e alla spina dorsale del capotreno e del suo macchinista. Il capotreno ha però dovuto firmare un foglio, postogli dai ragazzi della cooperativa come una sorta di “aut-aut”, in cui si assumeva la responsabilità di tutto. Gli stessi ragazzi della cooperativa, pignoli fino al midollo (dal loro punto di vista avevano anche ragione...), una volta avuta la firma del capotreno, si sono “scordati” di qualunque forma di sicurezza, e su quel treno mi hanno caricato di peso. I disabili, sui treni, vanno fatti salire solo ed esclusivamente attraverso l'utilizzo di un apposito carrello elevatore. Caricare un disabile a peso, in quel modo, può essere molto pericoloso (essendo una manovra assolutamente vietata, può anche comportare provvedimenti disciplinari assai gravi). Evidentemente, però, a quel punto, non importava più qualunque minima regola di sicurezza.

Questa è la narrazione di quanto è accaduto. Poi ci sono i motivi da cui è scaturita tutta questa assurda situazione. Continuavo a non capacitarmi del perchè Sala Blu Bologna non avesse voluto autorizzare l'operazione, fino all'ultimo. Bastava che Bologna autorizzasse, e la cooperativa a quel punto avrebbe “obbedito”.

Insomma, non sarebbe successo proprio nulla. Mi sembrava una cattiveria gratuita ed insensata. Una volta giunto a destinazione, e ragionando con calma, ho scoperto il motivo del perchè Bologna si rifiutasse. Premettendo che la Sala Blu emiliana è stata estremamente pignola (davanti ad un capotreno che si assume la responsabilità, e ad un treno che è fisicamente attrezzato, potevano benissimo autorizzare. Come ha fatto, del resto, la Sala Blu piemontese), dal loro punto di vista hanno avuto ragione. Perchè? Perchè il 20378, UFFICIALMENTE, risulta NON ATTREZZATO (e quindi, nella malaugurata ipotesi fosse capitato qualcosa, e qualcuno dall'alto fosse andato a chiedergli spiegazioni, sarebbe risultato che loro avevano dato l'assenso a far salire un disabile su un treno non idoneo). Ed ecco lo “spreco all'italiana”.

Viaggiando spesso in treno mi ero già accorto di questa situazione, ma mai avevo sperimentato in prima persona gli effetti nefasti che può provocare. Se voi andate a controllare, vedrete che la maggior parte di treni locali (il 90%) risulta NON ATTREZZATO. In realtà, molti di essi girano con vetture perfettamente attrezzate (come nel caso capitato a me). Vetture che però i disabili non potranno utilizzare mai, perchè dai sistemi computerizzati di Trenitalia non risultano presenti.

Il motivo principale di questo spreco gravissimo mi risulta ignoto: azzardo l'ipotesi che, non potendo garantirle su ogni corsa, o dovendo spostarle da una corsa all'altra per motivi logistici, Trenitalia non si voglia prendere lo “sbattimento” di dover segnalare ogni giorno su quali corse siano presenti e su quali no. Mettendo che i treni locali sono tutti (o quasi) non attrezzati, si risolvono il problema senza troppe complicazioni. A parte che è assurdo che, ancora oggi, nel 2012, ci siano treni non attrezzati per disabili.

Ma ancor più grave è che ci siano treni attrezzati che i disabili non possono prendere. Pretendo, innanzitutto, le scuse di Trenitalia per quanto mi è accaduto. Inoltre, chiedo che Trenitalia risponda sulla questione da me sollevata, e che trovi una modalità per risolverla. Si prendano la “fatica” di segnalare ogni volta TUTTI i treni locali attrezzati, oppure si organizzino per far sì che le vetture attrezzate vengano poste ogni volta sulle medesime corse (in modo che un disabile sappia con certezza e con verità quali treni può prendere e quali no). Uno spreco del genere è inaccettabile!? Prima di pensare ad opere faraoniche e inutili come la Tav, si pensasse a risolvere situazioni come queste (ne avrei molte altre da raccontarvi, in tanti anni di viaggi fatti sui treni). Sulla questione della Tav ci sono in ballo milioni di euro, su queste invece c'è in ballo la dignità e i diritti delle persone. C'è in ballo, soprattutto, la nostra amata Costituzione che, all'articolo 3, recita così:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di CONDIZIONI PERSONALI e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

 http://www.ilpiacenza.it/cronaca/disabile-carrozzina-stazione-piacenza.html

Lettera 018

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Da una ventina di anni a questa parte,  assistiamo impotenti ad una progressiva riduzione del volume di traffico ferroviario lungo la linea jonica anche a causa di una politica nazionale dei trasporti tesa ad incentivare e favorire l’alta velocità in una parte del Paese (nel centro e nord) ed il trasporto privato su gomma (nel sud).


 

 Dato che l’attenzione delle Istituzioni sul fronte “infrastrutture” negli anni è stata piuttosto tiepida e poco convincente, salvo rare eccezioni, Italia Nostra auspica  che una significativa, pacifica rivoluzione culturale, per usare una felice espressione del prof. Settis “azione popolare”*, coinvolga i cittadini così da farsi carico del problema, con senso di partecipazione responsabile, dal momento che le conseguenze del pesante isolamento da infrastrutture, del diritto negato alla mobilità pubblica, riguardano tutti e non solo i pendolari, costretti ad affrontare ogni giorno pesanti difficoltà per motivi di lavoro.

I cittadini, in particolare gli abitanti del versante jonico,  dovrebbero impegnarsi per ottenere un confronto diretto con il Ministero dei Trasporti, Trenitalia, R.F.I  e con la Regione Calabria per chiedere ragione di una politica dei Trasporti assolutamente inadeguata, in controtendenza rispetto alle politiche comunitarie che privilegiano il trasporto ferroviario rispetto a quello gommato.

L’associazione propone  all’assessore regionale ai Trasporti, che ha fatto un sopralluogo nei giorni scorsi sul treno regionale Reggio Calabria- Lamezia –Cosenza,  di percorrere la tratta ferroviaria Catanzaro Lido- Crotone-Sibari su una veloce  e moderna “littorina”, pulita e decorosa, come quelle che attualmente viaggiano lungo tale tratta!

Arrivato a  Sibari, se volesse poi recarsi a Metaponto in treno per proseguire per Taranto, l’assessore proverebbe l’emozione di trasbordare su un autobus per arrivare alla vicina Metaponto, dato che è sospeso il servizio sulla tratta Sibari-Metaponto.  Potrebbe così sperimentare l’efficiente servizio di collegamento ferroviario lungo l’antica, anzi l’antiquata, linea jonica, per la cui elettrificazione da Melito Porto Salvo a Sibari sono stati stanziati ben 80 milioni di euro, rimasti solo sulla carta.

Una linea ferroviaria fantasma, diventata l’ombra di quello che era uno scalo tra i più vivaci e movimentati per traffico merci e passeggeri.

I cittadini non chiedono la luna: le infrastrutture ferroviarie già esistono, vanno solo dotate di servizi più efficienti, di vetture moderne, pulite e con orari consoni alle esigenze dei passeggeri. L’aumento del volume del traffico sarebbe immediato e non si potrebbe più parlare di perdite economiche, alibi di comodo per coprire una politica di disimpegno nei confronti del trasporto ferroviario calabrese, servizio pubblico, indispensabile fattore di crescita sociale, culturale, economica del territorio.

Crotone, 7 marzo 2013

Teresa Liguori, Vice Presidente nazionale Italia Nostra

* Salvatore Settis “Azione Popolare. Cittadini per il bene Comune” edito da Einaudi.

Lettera 017

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Un’annosa vicenda: la Calabria jonica ed i trasporti ferroviari

  “Spesso il rumore del treno sul vuoto mi avvertiva che stavamo attraversando un ponte…Si alzava il vento, nelle stazioncine oscure lo sentivo sbuffare e gemere, e il mio scompartimento, di cui fui l’unico occupante durante tutto il viaggio, sembrava ancor più comodo….Cominciò a cadere la pioggia, e quando, verso le dieci, scesi a Crotone, la notte era densa di tempesta”…(George Gissing, Sulle Rive dello Jonio, 1897).


 

 Nell’articolo, inviato dalla sottoscritta e pubblicato sul settimanale Famiglia Cristiana il 13 maggio 2001, dopo aver ricordato le parole del viaggiatore del Grand Tour e studioso della Magna Graecia, si aggiungeva……”Vorrei collocare  questo brano, inciso nel marmo, sulla facciata della stazione ferroviaria di Crotone. Per ricordare un grande scrittore che ha reso famosa la città sottolineando l’importanza del suo passato. Ma anche per confrontare il sistema ferroviario calabrese dell’epoca di Gissing all’attuale, tuttora obsoleto ed insicuro”……

 Rileggendo quest’ articolo e comparandone il contenuto con quello pubblicato, sempre su Famiglia Cristiana, nella stessa data del 13 maggio ma a distanza di ben 11 anni, nel 2012, si può affermare senza alcun dubbio che nessun cambiamento in positivo è avvenuto, anzi il traffico ferroviario lungo la linea jonica è molto più ridotto, anzi quasi rarefatto, essendo stati pure cancellati i collegamenti diretti con il nord.

A questi pesanti disservizi,  si aggiunge la vetustà delle carrozze utilizzate, dette littorine, nome rievocativo di un periodo storico non proprio recente, provenienti da dismissioni di altre linee.

 Mentre  Trenitalia non si è degnata di muovere un…..treno per le linee joniche,  anzi li ha ridotti di numero, drasticamente, Italia Nostra il suo auspicio lo ha realizzato, apponendo una targa di marmo a memoria dei viaggiatori del Grand Tour e di Giuseppe Garibaldi nella facciata della stazione ferroviaria di Crotone il 6 marzo 2011  e nella stazione di Sibari il 21 aprile 2012, grazie alla collaborazione della sezione di Trebisacce.

Pertanto, l’associazione rinnova al Ministero dei Trasporti ed alla Regione Calabria la richiesta che, in un regime di libera concorrenza, altre aziende di trasporto ferroviario, pubbliche o private che siano, affianchino e/o sostituiscano a livello regionale Trenitalia, interessata solo allo sviluppo dell’alta velocità piuttosto che a rendere efficiente il servizio pubblico dovuto per contratto agli abitanti del versante jonico calabrese, come a sancito dalla Costituzione Italiana e dai regolamenti dell’unione Europea.

 Crotone, 24 marzo 2013                                                     

                                                                                          Teresa Liguori

                                                                            Vice Presidente nazionale Italia Nostra

   
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