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Piano industriale di FS: in direzione ostinata e contraria

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Il signor Mauro Moretti afferma che è ingiusto ridurre il suo stipendio, ridimensionandolo fino a quel poco che percepisce il Presidente della Repubblica, in quanto fare l’amministratore delegato delle FS comporta molta fatica, di certo assai più di quella non solo dello stesso capo di Stato, ma anche di quella del personale che fa muovere i treni, soggetto anche a turni di dieci ore e a scambiare il giorno con la notte, lavorando con pochi mezzi per affrontare una clientela spesso esasperata.

Ma se davvero il suo lavoro è così pesante non può non stupire il fatto che, tralasciando tutte le altre cose a cui prende parte in qualità di membro, trovi ancora le energie per accettare nuovi incarichi e svolgere, da par suo:

- dal 2004 il ruolo di sindaco nel comune di Mompeo (Rieti),

- sempre dal 2004, il ruolo di presidente del CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani),

- da febbraio 2008, il ruolo di Consigliere Generale Fondazione SLALA.

- da marzo 2009 il ruolo di Vice Presidente UIC (Union Internationale des Chemins de Fer)

- da dicembre 2010, il ruolo di Vicepresidente con delega alle Grandi Infrastrutture dell'Unione Industriali Napoli

- da settembre 2012 il ruolo di Co‐Chairman ltalian Egyptian Business Council,

- da gennaio 2013 il ruolo di presidente della Consulta del progetto FIGI (Facoltà Ingegneria Grandi Imprese) dell'Università La Sapienza di Roma,

- da dicembre 2013 il ruolo di Presidente dello European Management Committee dell'UIC (Union Internationale des Chemins de Fer).

Chissà, forse se abbandonasse gli altri incarichi potrebbe concentrarsi meglio sull’oscuro lavoro che fa in FS laddove, secondo quanto ha dichiarato il suo avvocato nel processo di Viareggio che lo vede imputato per strage, 'non si occupa né di treni, né di binari'.

Di certo come pendolari possiamo facilmente confermare che non si occupa affatto di treni, né di binari che riguardano il servizio regionale, ma questo non lo scagiona certo dalle accuse penali, semmai aggiunge una ragione in più per sollevarlo dall’incarico per il quale viene profumatamente retribuito senza svolgerlo.

In effetti, il vederlo continuamente sui giornali e fotografato tutto sorridente davanti agli eurostar ci mette più di qualche dubbio sul fatto che possa restargli tempo per fare qualcosa di utile per i pendolari italiani, ma ciò che davvero lascia increduli è come nessuno, tra i tanti partiti e sindacati che dicono di difendere lavoro e cittadini, abbia ancora giustificato il proprio silenzio dopo l'ennesima conferma del sig. Moretti ad amministratore delegato della nostra mobilità quotidiana, della nostra vita lavorativa e della nostra salute.

D’altro canto, visto che lo stesso Moretti ha ritenuto opportuno rilevare che i suoi omologhi in Europa percepiscono compensi maggiori del suo e che la SpA di cui è amministratore delegato da quando “Lui c’è” ha risanato il bilancio (a costo della distruzione completa del sistema pubblico dei trasporti ferroviari diciamo noi), ci sentiamo, come cittadini e pendolari, di invitarlo a collocarsi sul mercato, date le sue mirabolanti capacità, e vedere se i sistemi ferroviari del resto d’Europa sono  disponibili a mettersi nelle sue mani salvifiche.

Ma come stanno realmente le cose in Europa? Chi sono i manager del trasporto ferroviario in Germania, Francia, Spagna, Inghilterra? Come funzionano i trasporti ferroviari in questi paesi? Che servizi garantiscono? Con quale efficienza? Con che rapporto qualità/prezzo? Con quali sgravi e a favore di chi?

Non è ovviamente il signor Moretti che deve risponderci, bensì la classe politica, che l’ha voluto a ricoprire questo delicatissimo e importantissimo incarico, che ora ce ne deve spiegare le ragioni. Ci deve dire perché continua ad occupare questo mandato chi elabora un piano industriale ferroviario che propone investimenti in mezzi su gomma, contraddizione in termini colossale in barba non solo al ruolo esercitato, ma ai più banali principi di sostenibilità ambientale ed economica, che dovrebbero orientare l’operato di chi presiede l’azienda che (di fatto in regime di monopolio) eroga il servizio di trasporto pubblico ferroviario, pagato dallo Stato, ergo dai cittadini dei quali si fa beffe quotidianamente.

E anche le ipotesi di maggior integrazione tra ferro e gomma, nell’intendimento di costui, significano solo direttrici principali su ferro, mentre per tutti gli altri spostamenti, autobus. Sicché arriva anche a domandare stanziamento per gli autobus, di cui dovrebbe occuparsi, al massimo la Regione, visto che non hanno senso movimenti di raggio più ampio. Come se non bastasse, intende cedere gli edifici di stazione, così fomentando un nuovo giro di appalti con tangente per costruire i locali, che, necessariamente, dovranno esserci.

I suoi “piani industriali” si sono rivelati un massacro per il servizio pubblico regionale: le gloriose Ferrovie dello Stato, che costituivano un sistema di trasporto veramente integrato, che univa velocità e capillarità, con ingegneri di prim’ordine nei posti di comando, sono ora ridotte ad una vile società per azioni, alla stregua di qualsiasi azienda privata che produca pentole o ombrelli. Davvero deplorevole la spaccatura tra servizi a mercato, che al pari del mercato stesso non dovrebbero esistere, e servizi universali, quando, caso mai, i treni lenti dovrebbero fungere da raccoglitori e distributori rispetto a quelli veloci.

Occorre infine puntualizzare che certe figure non dovrebbero nemmeno esistere, perché dai servizi fondamentali ad alta rilevanza sociale, fra cui Sanità, Acqua, Istruzione, Poste & Telecomunicazioni, Energia in tutte le sue forme, Trasporti, deve essere categoricamente esclusa ogni forma di interesse privato, di mercato e via spropositando; di conseguenza non dovrebbero nemmeno esistere, nell’ambito dei servizi universali, società per azioni, tantomeno cariche come amministratori delegati.

Vale per Moretti come per tutti gli altri predatori che stanno appollaiati sugli scranni: altissimi dirigenti della Pubblica Amministrazione devono essere retribuiti in maniera proporzionale a quantità e qualità del proprio lavoro, senza le immorali esagerazioni attuali; e comunque, mai magnati d’impresa nella PA!

Il compito di un paese civile è quello di servire i cittadini-utenti ad eque condizioni, non trasformarli in clienti di un mercato, che qualche avventato legislatore, per incompetenza, debolezza, o peggio, connivenza nei confronti dei potentati economici, ha creato.

   
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